Una pelle lucida, artificiale, apparentemente inattaccabile. E sotto, un’umanità che continua a sentire e a soffrire.
La pittura di Erez Cohen costruisce attorno a questa immagine una riflessione sulla società contemporanea, tra consumismo, pressione mediatica e culto della prestazione.
Il corpo come maschera sociale
Nei soggetti descritti dall’artista, la trasformazione del corpo non nasce da un’evoluzione naturale, ma dalla necessità di difendersi dalle aspettative collettive. La superficie sintetica diventa allora una corazza: promette perfezione e resistenza, ma nasconde emozioni e vulnerabilità.
Con il tempo la maschera si incrina. Ferite e crepe alludono a traumi, isolamento e memorie represse, ma anche alla persistenza di una dimensione umana che non può essere cancellata del tutto.
Tra umano e artificiale
Il contrasto tra materia organica e superficie plastificata diventa un linguaggio visivo per indagare la distanza tra apparenza e autenticità. Cohen guarda a una contemporaneità in cui il bisogno di mostrarsi efficienti e impeccabili rischia di comprimere lo spazio dell’individualità.
Il percorso dell’artista
Autodidatta, Erez Cohen vive e lavora in Italia. Dopo esperienze nel design automobilistico e nella moda a Firenze, ha scelto la pittura, perfezionando la tecnica a olio. Nel suo immaginario riconosce anche l’influenza dell’universo contraddittorio e distopico di Franz Kafka.
Per Cohen, secondo il materiale di presentazione, dipingere è un gesto di libertà e resistenza: un modo per rendere visibili le tensioni che attraversano l’uomo contemporaneo.
Articolo elaborato dal comunicato stampa diffuso dall’ufficio stampa Katiuscia Tomei il 26 ottobre 2026.
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