L’11 e 12 settembre a Roma, al Ristorante Napul’è, Angelica Sepe porta in scena uno spettacolo musicale e teatrale in cui le canzoni della tradizione partenopea incontrano ricette, racconti e ricordi. Al centro, il ragù napoletano come simbolo di un tempo che non può essere accelerato.
Che suono ha un ragù? E quale sapore può avere una canzone?
Sono due domande insolite, ma raccontano bene lo spirito de “La Voce del Ragù”, lo spettacolo musicale e teatrale con cui Angelica Sepe porta a Roma una Napoli fatta di canzoni, ricette, racconti e memoria.
L’appuntamento è per venerdì 11 e sabato 12 settembre al Ristorante Napul’è, nel quartiere Prati, a pochi passi dal Vaticano.
Non soltanto un concerto e nemmeno una tradizionale cena-spettacolo: l’idea è quella di intrecciare linguaggi differenti per raccontare una cultura nella quale musica e cucina finiscono spesso per custodire gli stessi ricordi.
Una canzone può avere il sapore di casa
Angelica Sepe attraversa le melodie della tradizione partenopea accompagnandole con le storie dei piatti che, generazione dopo generazione, sono entrati nella quotidianità delle famiglie napoletane.
Perché dietro una ricetta può esserci molto più di una successione di ingredienti.
Ci sono famiglie, domeniche trascorse intorno a una tavola, feste, vicoli e gesti imparati osservando chi cucinava prima di noi. C’è l’ingegno di chi riusciva a trasformare ingredienti semplici in qualcosa da condividere e, soprattutto, da ricordare.
Lo stesso accade con certe canzoni: bastano poche note perché riaffiori un luogo, una persona o un momento che credevamo lontano.
È proprio su questo terreno comune che La Voce del Ragù costruisce il suo racconto.
Il ragù e l’arte dell’attesa
Al centro dello spettacolo non poteva che esserci il ragù napoletano, uno dei piatti più rappresentativi della tradizione.
Una preparazione che richiede tempo, pazienza e attesa diventa così qualcosa di più di una ricetta: una metafora della stessa canzone napoletana.
Entrambe hanno bisogno di tempo.
Il ragù deve cuocere lentamente; una canzone, invece, può aver bisogno di anni per sedimentare nella memoria e diventare parte della storia personale di chi l’ascolta.
“Ogni canzone è un ricordo. Ogni ricetta, una storia. Ogni storia, napoletana.”
È il filo conduttore scelto da Angelica Sepe per attraversare una Napoli più intima: quella delle madri e delle nonne, delle pentole lasciate sul fuoco, delle chitarre, dei balconi e delle tavolate familiari.
Una città raccontata non attraverso i suoi monumenti, ma attraverso ciò che le persone continuano a cantare, cucinare e tramandare.
“La Voce del Ragù”: dove e quando
La Voce del Ragù, spettacolo musicale e teatrale di Angelica Sepe, sarà in scena venerdì 11 e sabato 12 settembre 2026al Ristorante Napul’è, in Viale Giulio Cesare 89/91, Roma, nel quartiere Prati.
Per informazioni e prenotazioni è disponibile il numero 06 3231005.
Musica, teatro e cucina diventano così tre modi differenti per raccontare la stessa cosa: la memoria. Perché ci sono ricordi che ritornano attraverso una melodia e altri che hanno bisogno soltanto di un profumo che arriva dalla cucina.
L’articolo è stato realizzato a partire dal comunicato stampa ufficiale, rielaborato e contestualizzato dalla redazione.
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