Copertina del singolo Semplicemente complicate di Morena Rosini

Morena Rosini: «Le donne fanno la storia anche quando rimangono nell’ombra»

Con “Semplicemente Complicate” l’artista racconta le donne reali, il diritto alla fragilità e la libertà di essere sé stesse.

A Notizie dal Palco ripercorre le delusioni che l’hanno fatta crescere e anticipa un libro nel quale ha scelto di mettersi a nudo.

Ci sono donne che sostengono, incoraggiano, lavorano e rendono possibili le storie degli altri, senza ricevere sempre il riconoscimento che meritano. Sono loro al centro di “Semplicemente Complicate”, il singolo di Morena Rosini, scritto dalla stessa artista su musica di Francesco Faro e pubblicato per Mitika International.

Un racconto dedicato alle donne nella loro quotidianità, alle sfumature e alle contraddizioni che le rendono uniche. Anche il videoclip, come racconta il materiale di presentazione del progetto, sceglie di mostrarle al lavoro, tra fatica e sorrisi, lontane dai modelli di perfezione delle copertine.

Cantante, speaker radiofonica, conduttrice televisiva e volto storico dei Milk and Coffee, Morena porta in questa canzone anche la propria esperienza. Nelle risposte a Notizie dal Palco parla con schiettezza di sensibilità, opportunità mancate e ripartenze. Accanto alla determinazione rivendica uno spazio per la debolezza: essere forti non dovrebbe significare sentirsi obbligate a esserlo ogni giorno.

Dal significato del titolo al rapporto con il pubblico, fino a un manoscritto custodito a lungo nel cassetto, ecco il suo racconto.

Morena, partiamo da “Semplicemente Complicate”. È un titolo che racchiude una bellissima contraddizione. Come è nata l’idea di questo brano e cosa rappresentano per te queste due parole?

Ho scelto queste due parole perché, secondo me, la donna è una contraddizione. Siamo complicatissime, ma allo stesso tempo semplicissime. E attenzione: la semplicità è un’accezione positiva, non negativa. Essere complicati è facilissimo, bastano quattro sovrastrutture; essere semplici, riuscire ad attirare l’attenzione e avere una bella personalità è molto più difficile. Per farlo devi avere qualcosa in più. Trovo bellissimo il contrasto tra i due termini, perché racchiude proprio l’essenza dell’universo femminile.

Il brano racconta la forza, le sfumature e la complessità dell’universo femminile. Quanto della tua esperienza personale ritrovi in questa canzone?

Tantissimo. Sono una persona molto sensibile, ma anche curiosa e desiderosa di conoscere gli altri. Amo la leggerezza, perché credo che il mondo sia già abbastanza pesante di suo e che tutti abbiamo i nostri problemi. Quando vado da qualche parte, non voglio fare tappezzeria: se devo stare in un angolo senza conoscere nessuno, preferisco restare a casa mia. Mi piace incontrare le persone, confrontarmi e scoprire qualcosa di nuovo. Proprio questa sensibilità, però, mi ha portato anche a soffrire. Nel mio lavoro mi è capitato di vedere persone passarmi davanti senza aver fatto lo stesso percorso, mentre io studiavo, lavoravo e mi impegnavo tanto. Sono situazioni che fanno male, soprattutto quando senti di meritare un’opportunità. La carriera artistica è fatta di alti e bassi, e anch’io ho attraversato tanti momenti difficili. Ma ho sempre cercato di rimboccarmi le maniche. Ho pianto, mi sono messa in un angolo, mi sono leccata le ferite e poi sono ripartita. Perché una guerriera, anche quando cade, trova il modo di rialzarsi e andare avanti.

Spesso alle donne viene chiesto di essere forti, indipendenti, sensibili e capaci di affrontare tutto. Secondo te, quanto è importante oggi rivendicare anche il diritto alla fragilità e alle proprie contraddizioni?

È una bellissima domanda, perché credo che noi donne avremmo anche il desiderio di poter essere fragili, sensibili e delicate. Il problema è che, oggi, spesso non ci viene più permesso. Sembra esistere uno stereotipo preciso: o sei una donna da copertina oppure rischi di non essere considerata abbastanza. È proprio questo che racconto nel brano: le donne normali, quelle che non sono perfette secondo i modelli imposti, finiscono per essere invisibili. L’imperfezione sembra quasi diventare un ostacolo, qualcosa che ci mette all’angolo. E, a volte, siamo proprio noi stesse a temere di non essere abbastanza, perché siamo continuamente bombardate da immagini di donne perfette e famiglie apparentemente felici. Ma la realtà è un’altra. Dentro ogni casa esistono difficoltà che dall’esterno non possiamo conoscere. Sarebbe bello poter riscoprire anche una donna fragile, una donna che non debba sentirsi obbligata a essere sempre una guerriera e a conquistarsi ogni giorno il proprio posto nel mondo.

La libertà di essere sé stesse è uno dei messaggi centrali del progetto. C’è stato un momento della tua vita in cui hai sentito il bisogno di liberarti dalle aspettative degli altri per seguire davvero la tua strada?

Assolutamente sì. Direi che ogni mattina, quando mi alzo, sento questa esigenza. Ho bisogno di essere libera e di essere me stessa. Ogni giorno cerco di ribellarmi a ciò che non mi appartiene, persino alle mie stesse abitudini. Purtroppo, nella vita bisogna accettare tanti compromessi per riuscire ad andare avanti, e per me questo è sempre stato difficile. Ultimamente, però, sto imparando a non accettarli quando qualcosa non mi piace davvero. Se una strada non fa per me, cambio direzione e vado altrove. Forse, quando ero più giovane, ero più fragile e tendevo a sopportare di più. Crescendo, invece, ho imparato a recuperare una parte di quella libertà che appartiene ai bambini: quando qualcosa non piace più, hanno il coraggio di lasciarla andare. Naturalmente, non tutti possono farlo facilmente, perché esistono situazioni di dipendenza e difficoltà dalle quali è complicato allontanarsi. Ma credo sia importante imparare a riconoscere ciò che ci fa male e trovare, quando possibile, la forza di cambiare.

La musica può diventare uno strumento potente per raccontare temi sociali e personali. Quanto conta per te trasmettere un messaggio attraverso le tue canzoni, oltre a suscitare emozioni?

La prima cosa importante, per me, è l’emozione. È ciò che riesce davvero a trascinare il mondo e di cui tutti abbiamo bisogno. Immagina una vita senza musica: tutto ciò che ci circonda perderebbe una parte della sua bellezza. La musica è la colonna sonora delle nostre esistenze, accompagna i momenti felici e quelli difficili e ci permette di sentirci meno soli. Ma credo sia fondamentale anche ciò che una canzone trasmette. In questo momento mi preoccupa molto il messaggio che arriva ai giovani attraverso una parte della musica. Le canzoni hanno un’enorme influenza, perché vengono ascoltate continuamente e possono contribuire a formare l’immaginario di chi le ascolta. Emozionare è fondamentale, ma riuscire anche a lasciare un messaggio positivo e a stimolare una riflessione può fare la differenza.

Se una giovane donna ascoltasse “Semplicemente Complicate” in un momento di insicurezza o difficoltà, quale messaggio vorresti che portasse con sé dopo l’ascolto?

Che si sentisse più forte e capisse ciò che cerco di raccontare con questa canzone: le donne fanno la storia anche quando rimangono nell’ombra. Vorrei che nessuna donna avesse paura di sentirsi debole, di attraversare un momento in cui non riesce a essere forte come vorrebbe. Non è un problema e non significa aver perso il proprio valore. A volte, quando stiamo male, è perché qualcosa intorno a noi non funziona, perché ci troviamo in situazioni che ci impediscono di riconoscere le nostre capacità. La forza, però, dobbiamo imparare a ritrovarla dentro di noi. Non basta che qualcuno ci dica che siamo forti: dobbiamo riuscire a guardarci allo specchio e riconoscerlo da sole. Vorrei che ogni donna potesse farlo e ricordasse che quella forza esiste, anche quando sembra impossibile trovarla.

Guardando al tuo percorso artistico, quali esperienze hanno contribuito maggiormente a formare la donna e l’artista che sei oggi?

Sicuramente le porte in faccia che ho ricevuto e sono state tante. A volte non riuscivo nemmeno a comprenderne il motivo. Ci sono situazioni in cui sai di aver lavorato, studiato e dato tutto te stesso per raggiungere un obiettivo, eppure quell’opportunità non arriva. Magari vedi altre persone ottenere ciò che desideravi e ti rendi conto che non sempre le cose seguono criteri che ritieni giusti. Queste esperienze fanno male, perché quando ti impegni tanto vorresti che il tuo lavoro venisse riconosciuto. Con il tempo, però, ho capito che anche le delusioni possono insegnarti qualcosa. Le porte chiuse mi hanno fatto crescere e mi hanno aiutato a comprendere che non posso fermarmi davanti a ciò che considero un’ingiustizia. Se mi fossi fatta da parte, se avessi smesso di provarci, avrei lasciato vincere quelle situazioni. Invece ho continuato ad andare avanti, a cercare nuove strade e a mettermi in gioco. Credo che una parte importante della donna e dell’artista che sono oggi sia nata proprio da lì.

Ogni artista ha un rapporto particolare con il proprio pubblico. Qual è la reazione o il messaggio che ti piacerebbe ricevere da chi ascolta questa canzone?

Mi piacerebbe sentirmi dire: “Ti ho capita. Ho capito quello che mi volevi dire”. E poi vorrei che qualcuno mi dicesse di essersi sentito vicino a questa canzone, di aver trovato qualcosa di sé nelle parole che ho scritto e di esserne uscito con una sensazione positiva. Se una persona mi dicesse: “Mi sono sentita vicina a te e mi hai fatto bene”, per me sarebbe una soddisfazione enorme.

Se potessi rivolgere una domanda alla Morena di qualche anno fa, cosa le chiederesti? E cosa pensi che ti risponderebbe?

Se potessi rivolgere una domanda alla Morena di qualche anno fa, le chiederei: “Perché non hai battuto i pugni sul tavolo quando era il momento, invece di girarti e andartene piangendo?”. Credo che mi risponderebbe che non riusciva a reagire quando qualcuno le diceva qualcosa che la feriva. E, in fondo, sarebbe una risposta sincera. Non sempre riusciamo a difenderci nel momento in cui dovremmo farlo. La cosa importante, però, è imparare a farlo, anche se ci vuole tempo.

Concludiamo guardando al futuro. Dopo “Semplicemente Complicate”, quali sono i tuoi prossimi progetti artistici? C’è qualcosa che puoi anticipare ai lettori di Notizie dal Palco?

Ho scritto un libro che ho tenuto nel cassetto per molto tempo perché mi vergognavo. È un libro in cui parlo molto di me e nel quale mi sono messa a nudo. All’inizio avevo paura di mostrare aspetti così personali della mia vita. Sono una persona piuttosto riservata quando si tratta delle cose a cui tengo davvero, e l’idea di condividere una parte così intima di me mi metteva in difficoltà. Poi, un giorno, ho ripreso in mano il manoscritto, l’ho riletto e parlandone, mi hanno chiesto perché non lo pubblicassi. In quel momento qualcosa è cambiato: mi sono sentita pronta a raccontarmi senza nascondermi. Quindi presto uscirà questo progetto e non vedo l’ora di raccontarlo al mondo.

Nelle parole di Morena Rosini, il desiderio di essere comprese si intreccia con quello di riconoscersi, anche nei momenti più difficili. “Semplicemente Complicate” porta al centro queste vite e apre un percorso di racconto che l’artista si prepara a proseguire anche attraverso la scrittura.

Guarda il videoclip di “Semplicemente Complicate”

Leggi anche: Morena Rosini, “Semplicemente complicate”: un inno alle donne, alla forza e alla libertà di essere sé stesse.

 


 

Intervista realizzata per iscritto dalla redazione di Notizie dal Palco. Le risposte sono riportate integralmente dal file corretto trasmesso il 26 ottobre 2026 dall’ufficio stampa 361comunicAzione. Introduzione e contestualizzazione sono a cura della redazione; le informazioni sul singolo provengono dal materiale stampa fornito. Immagine in evidenza: copertina ufficiale del singolo, fornita dall’ufficio stampa.


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