Ci sono incontri che arrivano quando siamo pronti ad accoglierli. Altri, forse, arrivano proprio quando pensiamo di non esserlo più.
È da questa sensazione che abbiamo iniziato a leggere Restare è un verbo silenzioso di Marika: dalla storia di Ginevra e dall’incontro con Davide, due persone apparentemente diverse che sembrano entrare l’una nella vita dell’altro esattamente nel momento in cui entrambe ne hanno bisogno.
Perché a volte, quando si esce da storie che ci hanno fatto male, non abbiamo bisogno di qualcuno che ci prometta che andrà tutto bene. Abbiamo bisogno di qualcuno che, quasi senza accorgercene, ci faccia tornare a credere nell’amore. A sperare che questa volta possa essere diverso.
Ed è forse proprio quella speranza a farci abbassare lentamente le difese, a restituirci il coraggio di fidarci e, soprattutto, a riportarci alla vita.
Sentirsi visti senza avere paura
Ginevra non sembra essere travolta da Davide attraverso grandi gesti o dichiarazioni. È qualcosa di molto più sottile ad avvicinarla a lui.
Con Davide si sente «calma. Vista. Ma senza il panico».
Sono poche parole, eppure raccontano molto del modo in cui può nascere un sentimento dopo essere stati feriti.
Forse l’amore non comincia sempre con il tumulto. A volte comincia proprio dalla calma: dal sentirsi visti senza sentirsi esposti, dalla possibilità di stare accanto a qualcuno senza avvertire continuamente il bisogno di proteggerci.
Davide non sembra avere fretta di conquistarla. Ed è forse proprio questa assenza di pressione a permettere a Ginevra di avvicinarsi lentamente, di ascoltare ciò che sente e di concedersi qualcosa che può essere molto più difficile dell’innamorarsi: tornare a fidarsi.
Perché quando abbiamo conosciuto il dolore, amare nuovamente significa anche accettare un rischio. Nessuno può prometterci che questa volta sarà diverso. Ma può arrivare qualcuno capace di farci desiderare di scoprirlo.
Ma chi ha detto che sia soltanto Ginevra ad avere bisogno di Davide?
È qui che Restare è un verbo silenzioso comincia però a suggerire qualcosa di ancora più interessante.
Davide arriva nella vita di Ginevra nel momento in cui lei sembra avere bisogno di ritrovare fiducia. Ma forse anche Ginevra arriva nella vita di Davide nel momento giusto.
Davide insegna yoga. Parla di equilibrio, respirazione, ascolto. Apparentemente è lui a possedere quella calma che Ginevra sta cercando.
Eppure, dietro quella serenità, sembra nascondersi un’anima tutt’altro che pacificata.
Paure, sofferenze e inquietudini affiorano lentamente, lasciando intravedere la distanza tra ciò che Davide riesce a trasmettere agli altri e ciò che riesce realmente a concedere a se stesso.
Ginevra sembra accorgersene. E nasce così una delle riflessioni più interessanti suggerite da queste pagine: forse a volte insegniamo agli altri proprio ciò che abbiamo bisogno di ricordare ogni giorno a noi stessi.
Due persone, non un salvatore e qualcuno da salvare
È proprio questa reciprocità a rendere interessante il loro incontro.
Ginevra trova in Davide qualcosa che le permette lentamente di abbassare le difese. Ma Davide sembra trovare in Ginevra qualcuno capace di guardare oltre ciò che mostra agli altri.
Lei si sente vista da lui.
Ma, forse, anche lei riesce a vederlo.
E allora la loro storia smette di essere quella, molto più semplice, di qualcuno che arriva per salvare una persona ferita. Diventa l’incontro tra due fragilità differenti, tra due persone che possono avere bisogno l’una dell’altra per ragioni diverse.
Non perché l’amore debba salvarci.
Ma perché alcune persone riescono a ricordarci che possiamo ancora sentire qualcosa.
Tornare a sperare
Ed è forse qui che il romanzo di Marika incontra qualcosa che appartiene a molti di noi.
Quante volte, dopo essere stati feriti, ci convinciamo che sia più semplice non aspettarsi più nulla?
Costruiamo difese, impariamo a riconoscere i pericoli, ci promettiamo che la prossima volta saremo più prudenti. Poi arriva qualcuno che non abbatte quelle difese con la forza. Semplicemente, giorno dopo giorno, ci fa dimenticare perché avevamo avuto bisogno di costruirle.
E forse è proprio questo uno dei modi in cui può cominciare l’amore.
Non necessariamente con qualcuno che irrompe nella nostra vita, ma con qualcuno che, quasi senza fare rumore, ci fa sentire abbastanza al sicuro da permetterci di abbassare le difese.
Qualcuno con cui sentirsi visti senza sentirsi esposti.
Qualcuno che ci restituisce la possibilità di pensare: forse questa volta sarà diverso.
Non sappiamo se lo sarà. Nessuno può saperlo quando decide di amare.
Ma forse vivere significa anche questo: avere abbastanza paura da sapere che potremmo soffrire e, nonostante tutto, scegliere di sperare ancora.
Che cosa accadrà tra Ginevra e Davide appartiene alle pagine di Marika. Raccontarlo significherebbe togliere al lettore il piacere di scoprirlo.
A noi interessa forse ancora di più ciò che accade prima: quel momento quasi impercettibile in cui qualcuno entra nella nostra vita e ci accorgiamo che, dopo aver avuto paura di amare, abbiamo nuovamente voglia di provarci.
A volte andarsene può sembrare più semplice che restare. Soprattutto quando l’assenza comincia a pesare più della presenza, quando aspettare significa convivere con silenzi, dubbi e domande senza risposta. E allora viene spontaneo chiedersi se il restare non possa essere, in alcuni casi, una delle forme più silenziose dell’amore: continuare a esserci anche quando sarebbe più facile smettere di aspettare.
Ma anche il restare ha un limite che soltanto chi ama può conoscere. Perché aspettare qualcuno non dovrebbe significare dimenticare se stessi. Ed è forse proprio in questo confine sottile — tra l’amore per l’altro e quello che dobbiamo a noi stessi — che il titolo del romanzo acquista uno dei suoi significati più profondi.
Forse non esiste una risposta valida per tutti. C’è chi sceglie di restare e chi, a un certo punto, sente di dover andare via. Chi aspetta perché continuare a credere in qualcosa gli sembra ancora possibile e chi smette di aspettare perché ha bisogno di ricominciare altrove. Non spetta a noi stabilire quale scelta sia quella giusta: ognuno conosce il peso dei propri sentimenti, delle proprie speranze e dei propri limiti.
Forse ciò che conta è poter scegliere ciò che sentiamo, senza trasformare il restare in debolezza o l’andarsene in una sconfitta.
Ma tornando a Ginevra e Davide: che cosa accadrà? L’attesa porterà Ginevra a scegliere se stessa restando, continuando a credere in ciò che prova, oppure a scegliere se stessa andando via?
Noi qualche domanda ve l’abbiamo lasciata. E se, arrivati fin qui, vi abbiamo incuriosito almeno un po’, non resta che entrare nella loro storia e scoprire quale significato assumerà, pagina dopo pagina, quel verbo così semplice e allo stesso tempo così difficile: restare.
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Ringraziamo Marika Sangalli per averci fornito una copia del romanzo e per averci permesso di conoscere la storia di Ginevra e Davide e di raccontarla attraverso le pagine di Notizie dal Palco.
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