Michael 2, Jaafar Jackson spera in un racconto più vicino al punto di vista dello zio

Il viaggio cinematografico nella vita di Michael Jackson è destinato a continuare. Jaafar Jackson, interprete dello zio nel biopic Michael, auspica che il secondo capitolo possa entrare maggiormente negli anni più complessi della sua vita e lasciare più spazio alla prospettiva dell’artista.

La storia di Michael Jackson sul grande schermo non si è conclusa con Michael.

Il biopic diretto da Antoine Fuqua ha raccontato soltanto una parte della vita del Re del Pop e il secondo capitolo dovrà proseguire da dove il primo si era interrotto, entrando inevitabilmente in una fase biografica più complessa.

A interpretarlo sarà ancora Jaafar Jackson, nipote dell’artista, che in una recente intervista a GQ Middle East ha espresso un desiderio preciso: vedere nel sequel una storia ancora più vicina al punto di vista dello zio.

Dare spazio alla voce di Michael

Parlando degli ultimi anni della vita di Jackson, Jaafar ha sottolineato quanto la sua storia sia stata raccontata nel tempo attraverso prospettive differenti.

È in questo contesto che l’attore auspica per il secondo film uno spazio maggiore per il punto di vista di Michael.

Un desiderio che assume inevitabilmente un significato particolare quando il discorso arriva agli anni segnati dalle accuse di abusi sessuali su minori.

Jackson ha sempre negato le accuse e nel 2005, al termine del processo penale che lo vedeva imputato, fu assolto da tutti i capi d’accusa.

Jaafar non ha però confermato che il sequel affronterà direttamente questi temi, né ha il controllo sulla struttura del film. Le sue parole esprimono piuttosto la speranza che, nel proseguire il racconto, possa emergere maggiormente anche la prospettiva dello zio.

Le polemiche sul primo film e una storia che non era ancora finita

Proprio l’assenza delle accuse dal primo Michael ha alimentato discussioni e critiche da parte del pubblico.

Diversi commenti hanno contestato al film di aver lasciato fuori uno dei capitoli più controversi della vita dell’artista.

Ma c’è un elemento che merita di essere considerato: il primo film termina prima di quel periodo della vita di Jackson.

Non pretende quindi di arrivare alla conclusione della sua storia.

La scelta narrativa diventa ancora più evidente nel finale, che lascia apertamente intendere che il racconto continuerà.

Guardato da questa prospettiva, chiedere al primo capitolo di affrontare eventi cronologicamente successivi significa in qualche modo giudicare come conclusa una storia che il film stesso dichiara di non aver ancora terminato.

Sarà quindi soprattutto il secondo capitolo a dover affrontare la parte più difficile e controversa della biografia di Michael Jackson.

Ed è lì che potremo realmente capire quale direzione abbia scelto il progetto.

Restituire spazio all’artista e alla persona

C’è però un’altra chiave attraverso cui leggere l’operazione cinematografica.

Per decenni il nome Michael Jackson è stato accompagnato da due narrazioni enormi e spesso contrapposte: da una parte l’artista che ha cambiato la storia della musica pop, dall’altra le controversie che hanno segnato profondamente la percezione pubblica dell’uomo.

Il biopic sembra voler recuperare uno spazio che, nel mezzo di queste due dimensioni, rischia facilmente di scomparire: quello della persona.

Raccontare Michael Jackson non significa necessariamente scegliere tra celebrazione e condanna. Significa provare a restituire complessità a una storia nella quale talento, successo, fragilità, pressioni, rapporti familiari e controversie hanno convissuto.

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti del progetto: ridare all’artista e all’uomo il tempo del racconto, senza permettere che un solo elemento della sua biografia finisca per cancellare automaticamente tutti gli altri.

Questo non significa ignorare le accuse.

Al contrario, proprio perché appartengono alla sua storia, il modo in cui verranno eventualmente affrontate nel secondo film sarà uno degli elementi più delicati e osservati.

Il punto di vista di Jaafar

Le parole di Jaafar assumono inevitabilmente un peso particolare.

Non è soltanto l’attore chiamato a interpretare Michael Jackson. È suo nipote.

La vicinanza familiare rende la sua prospettiva interessante, ma allo stesso tempo necessariamente personale.

Quando osserva che le accuse sono state raccontate attraverso il punto di vista di altre persone, Jaafar pone quindi una questione che probabilmente accompagnerà tutto il secondo film: quale spazio avrà la voce di Michael nel racconto della propria storia?

È ciò che l’attore spera di vedere maggiormente nel sequel.

Ma sarà il film a mostrare come questa prospettiva verrà messa in relazione con gli altri elementi della vicenda.

La parte più difficile deve ancora arrivare

Se il primo Michael aveva il compito di raccontare la formazione dell’artista e la sua trasformazione in una delle più grandi star della storia della musica, il seguito dovrà confrontarsi con anni molto più difficili da portare sullo schermo.

Successo, pressione mediatica, trasformazioni personali e controversie finiranno inevitabilmente per intrecciarsi.

Ed è probabilmente qui che si giocherà la sfida più importante del progetto.

Un biopic non può contenere ogni cosa nello stesso momento. Ma quando sceglie di raccontare una vita in più capitoli, prima o poi deve confrontarsi anche con le sue zone più difficili.

Il primo film ha lasciato la storia aperta.

Il secondo avrà il compito di continuarla.

E forse solo allora sarà possibile valutare davvero l’intero progetto: non soltanto per ciò che sceglierà di raccontare di Michael Jackson, ma per lo spazio che riuscirà a restituire all’artista, alla persona e alla complessità della sua storia.

 

 

 

 


L’articolo è stato realizzato a partire da comunicati stampa, fonti di settore e testate di spettacolo, rielaborati e contestualizzati dalla redazione.


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