Massimo Troisi sotto le stelle: a Roma l’omaggio a un attore che era «uno di noi»

Alla Casa del Cinema di Roma prosegue fino al 4 settembre la rassegna dedicata a Massimo Troisi. Sei film, tre ancora da vedere, per ritrovare sul grande schermo una comicità fatta di parole, pause, sguardi e fragilità profondamente umane.

Ci sono attori che fanno ridere con una battuta e altri ai quali basta uno sguardo.

Massimo Troisi apparteneva a questi ultimi.

Una pausa, un’esitazione, un movimento del viso potevano trasformare anche la frase più semplice in qualcosa di irresistibile. Non sembrava esserci bisogno di preparare la risata: arrivava attraverso il suo modo di parlare, di muoversi, di guardare gli altri e, soprattutto, attraverso quella naturalezza che rendeva difficile separare completamente l’attore dall’uomo.

Forse continuiamo ad amare Troisi proprio per questo.

Perché, in fondo, era uno di noi.

Ed è a una delle figure più originali del cinema italiano che la Casa del Cinema di Roma dedica Omaggio a Massimo Troisi, la rassegna in programma al Teatro all’aperto Ettore Scola di Villa Borghese fino al 4 settembre 2026.

Sei film per attraversare alcuni dei momenti più significativi della sua carriera e ritrovare, sotto le stelle, una comicità che a distanza di anni conserva intatta la capacità di far sorridere e, subito dopo, pensare.

Una comicità che non aveva bisogno di forzare la risata

Troisi apparteneva a quella rara categoria di interpreti capaci di essere comici senza dare continuamente l’impressione di volerlo essere.

La sua comicità non aveva bisogno della volgarità per arrivare al pubblico. Nasceva spesso da una situazione quotidiana, da un’incertezza, da una risposta pronunciata nel momento sbagliato.

E poi c’era il volto.

Gli occhi, le espressioni, quel modo quasi esitante di cercare le parole. A volte la risata arrivava ancora prima che la battuta fosse terminata.

In questo senso il pensiero può andare a Totò, pur nelle enormi differenze tra i due.

Totò aveva fatto del corpo, del volto e della parola strumenti comici straordinari, costruendo una maschera immediatamente riconoscibile. Troisi percorreva una strada diversa, più sommessa e quotidiana, fatta di timidezze, pause e apparenti incertezze.

Due linguaggi lontani, accomunati però da qualcosa di difficilmente insegnabile: la capacità di far ridere attraverso la propria presenza.

Non a caso la stessa Casa del Cinema presenta Troisi come erede di figure quali Eduardo De Filippo e Totò, capace però di rivoluzionare quella tradizione attraverso una voce profondamente personale.

Troisi era uno di noi

Dietro la risata, nei suoi personaggi, c’era quasi sempre qualcos’altro.

C’era l’uomo che non riusciva a dire la cosa giusta al momento giusto. Quello che aveva paura dei sentimenti, che si innamorava ma non sapeva bene come gestire l’amore, che cercava di spiegarsi e finiva per complicare ancora di più la situazione.

C’erano l’insicurezza, l’incomunicabilità, la paura di sbagliare e quella sensazione, tremendamente comune, di non essere mai completamente preparati alla vita.

Forse è proprio per questo che Troisi non appare distante nemmeno oggi.

Possiamo cambiare abitudini, linguaggi e modi di comunicare, ma continuiamo a innamorarci, ad avere paura, a non trovare le parole, a sentirci inadeguati e qualche volta a non sapere bene quale direzione prendere.

Troisi trasformava tutto questo in comicità senza prendere in giro le fragilità dei suoi personaggi.

Rideva con loro, non di loro.

Ed è probabilmente una delle ragioni per cui continuiamo a riconoscerci nel suo cinema.

L’omaggio della Casa del Cinema

La rassegna romana è iniziata l’11 agosto con Pensavo fosse amore… invece era un calesse, uno dei racconti più amari di Troisi sull’amore, sulle sue contraddizioni e sulle paure che accompagnano i sentimenti.

Il 18 agosto è stata la volta de Il Postino di Michael Radford, ultima interpretazione dell’attore napoletano e film nel quale poesia, creazione artistica e vita finiscono per incontrarsi.

Il ciclo prosegue, oggi, 21 agosto con Scusate il ritardo, dove l’incapacità di comunicare, la paura dei sentimenti e la difficoltà di diventare adulti entrano perfettamente nella poetica di Troisi.

Ma l’omaggio non è ancora terminato.

I prossimi appuntamenti

Domenica 23 agosto sarà proiettato Le vie del Signore sono finite, film diretto e interpretato da Troisi che dietro la commedia affronta il rapporto tra mente e corpo, memoria e ferite emotive.

Venerdì 28 agosto arriverà uno degli appuntamenti probabilmente più attesi: Non ci resta che piangere, il film scritto, diretto e interpretato insieme a Roberto Benigni.

Un viaggio surreale indietro nel tempo, una coppia comica entrata nell’immaginario collettivo e scene diventate parte della cultura popolare italiana. Un film nel quale l’affiatamento tra Benigni e Troisi trasforma anche le situazioni più assurde in un gioco continuo tra improvvisazione, parola e comicità.

La rassegna si concluderà venerdì 4 settembre con Ricomincio da tre, esordio cinematografico alla regia di Troisi e uno dei titoli fondamentali per comprenderne l’universo artistico.

Tre occasioni ancora da vivere per chi vuole incontrarlo nuovamente sul grande schermo o, magari, per chi appartiene a una generazione che non ha mai avuto la possibilità di vedere quei film al cinema.

Ritrovare Troisi sotto le stelle

Rivedere oggi Massimo Troisi non significa soltanto ricordare un grande attore.

Significa accorgersi di quanto alcune delle sue fragilità siano ancora le nostre.

È forse questa la caratteristica che permette a una comicità di attraversare il tempo: le battute possono appartenere a un’epoca, ma la paura di amare, l’incapacità di spiegarsi, l’insicurezza e il bisogno di sentirsi compresi non hanno una data di scadenza.

La Casa del Cinema offre ora l’occasione di ritrovare tutto questo sul grande schermo, nella cornice estiva del Teatro Ettore Scola.

Le proiezioni iniziano alle ore 21.00 e sono a ingresso gratuito.

E forse, seduti sotto il cielo di Roma davanti a uno dei suoi film, capiterà ancora una volta quello che accadeva con Troisi: ridere per una frase apparentemente insignificante, per uno sguardo o semplicemente per quella faccia.

Per poi accorgersi che dietro quella risata c’era qualcosa che conoscevamo molto bene.

Perché Massimo Troisi non aveva bisogno di sembrare uno di noi.

Lo era.

 

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L’articolo è stato realizzato a partire da comunicati stampa, fonti di settore e testate di spettacolo, rielaborati e contestualizzati dalla redazione.


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