Cari lettori,
stasera vorrei parlare di un’abitudine sempre più diffusa: l’utilizzo dei messaggi vocali. In un mondo ultraveloce dove il cellulare è diventato elemento indispensabile per la sopravvivenza, un nuovo “pericoloso strumento” si sta insinuando nella vita quotidiana di noi tutti. Ho già parlato diffusamente dei rischi in cui si incorre quando il vissuto di una persona viene compresso in 160 caratteri. I messaggi hanno impoverito e non poco, il lessico delle nuove generazioni (che leggono sempre meno, per inciso) facendogli perdere la dimestichezza con l’uso dei sinonimi e riducendo notevolmente la conoscenza delle parole più comuni. Ora l’introduzione massiccia dei messaggi vocali determina la disabitudine a scrivere anche i pensieri più elementari. Diventeremo un’umanità di analfabeti felici oppure dovremo ricorrere all’ausilio dell’intelligenza artificiale per esprimere le nostre emozioni? Attendo i vostri commenti e come sempre, auguro buona lettura a tutti!
Roberta Costantini
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