Un viaggio in Argentina, una proprietà da vendere, una serie di incidenti e un amore mai davvero dimenticato. Con Trappola di ghiaccio, Roberta Costantini costruisce un giallo che porta il lettore a credere di aver trovato la soluzione, mentre sotto i suoi occhi sta prendendo forma una verità diversa.
Ci sono gialli nei quali si continua a sospettare di tutti fino all’ultima pagina. E ce ne sono altri che scelgono una strada forse ancora più insidiosa: permettono al lettore di sentirsi al sicuro, di credere di aver finalmente compreso ogni cosa.
Trappola di ghiaccio appartiene soprattutto a questa seconda categoria.
Mary torna in Argentina, il Paese della sua infanzia, insieme alla nipote Paula. Dopo la morte della sorella Ester, le due hanno ereditato alcuni terreni di famiglia e l’obiettivo del viaggio sembra essenzialmente pratico: valutarli e venderli. Ma il ritorno alle proprie origini riporta inevitabilmente a galla ricordi, persone e sentimenti che Mary pensava di aver lasciato nel passato.
E, quasi contemporaneamente, iniziano ad accadere strani incidenti.
Un mistero che cresce senza avere fretta
Roberta Costantini non costruisce il mistero attraverso un’unica minaccia evidente. Preferisce disseminare piccoli episodi, coincidenze e comportamenti che, presi singolarmente, potrebbero avere una spiegazione innocua.
È proprio questa progressione a funzionare: Mary stessa fatica inizialmente a capire se ciò che le accade sia davvero qualcosa di cui preoccuparsi. Il lettore, invece, dispone a volte di informazioni che lei non possiede e comincia inevitabilmente a formulare ipotesi.
E quando pensiamo di avere un vantaggio sulla protagonista, cominciamo anche a convincerci di aver capito dove ci stia conducendo la storia.
Quando il giallo sembra trasformarsi in una storia d’amore
C’è però un momento in Trappola di ghiaccio nel quale si ha quasi l’impressione di essere entrati in un altro romanzo.
Con la comparsa di Francisco, il mistero lascia progressivamente spazio anche a una storia d’amore rimasta sospesa per anni. È stato il primo grande amore di Mary, quello al quale lei ha rinunciato quando ha lasciato l’Argentina per costruire altrove la propria vita. Ritrovarlo significa fare i conti con una domanda che il tempo non sembra essere riuscito a cancellare del tutto: che cosa sarebbe successo se fosse rimasta?
Il rapporto tra Mary e Francisco diventa così una seconda linea narrativa capace, a tratti, di modificare persino il modo in cui leggiamo il giallo. Il passato torna a intrecciarsi con il presente e viene spontaneo domandarsi se il romanzo non stia raccontando anche una seconda possibilità: quella di due persone che si ritrovano dopo molti anni e scoprono che alcuni sentimenti possono sopravvivere alle scelte e alla distanza.
Ed è proprio mentre ci lasciamo coinvolgere da questa possibilità che rischiamo di smettere di guardare con attenzione ciò che abbiamo davanti.
Gli indizi che vediamo senza accorgercene
È forse questo l’aspetto che abbiamo apprezzato maggiormente dopo aver terminato il romanzo: tornare mentalmente indietro e accorgersi che alcuni elementi erano presenti molto prima di quanto pensassimo.
Non vengono necessariamente nascosti. Semplicemente, sono inseriti in un contesto che ci porta a interpretarli in un altro modo.
Un interesse può sembrare dettato dai sentimenti. Una preoccupazione può apparire sincera. Una domanda può sembrare soltanto la curiosità di qualcuno che desidera trascorrere più tempo con una persona mai dimenticata. E quando la componente sentimentale diventa sempre più forte, è facile leggere determinati comportamenti attraverso quella lente.
Solo dopo aver raggiunto l’ultima parte della storia alcuni dettagli acquistano una sfumatura diversa.
Ed è importante che accada così, perché il finale non dà l’impressione di essere semplicemente aggiunto per sorprendere a ogni costo: costringe piuttosto a riconsiderare ciò che avevamo già letto.
La sensazione di aver già capito tutto
A un certo punto i tasselli sembrano finalmente trovare il proprio posto. Alcune dinamiche diventano più chiare, le motivazioni sembrano emergere e il lettore può avere la sensazione di aver anticipato l’autrice.
È una sensazione quasi gratificante: abbiamo seguito gli indizi, abbiamo osservato i personaggi e adesso pensiamo di conoscere la verità.
Ma nel frattempo è successo qualcos’altro. Non ci interessa più soltanto sapere chi stia muovendo i fili. Abbiamo iniziato anche a immaginare quale possa essere il futuro di Mary e, quasi senza rendercene conto, ci siamo affezionati a una determinata conclusione.
È proprio allora che Trappola di ghiaccio cambia le carte in tavola.
Un finale che può persino deludere. Per un istante
La reazione al finale è curiosa. Per qualche istante può esserci persino una piccola forma di delusione. Non perché il colpo di scena non funzioni, ma per il motivo opposto: nel frattempo avevamo cominciato a credere nel finale verso il quale il romanzo sembrava accompagnarci.
Ci eravamo affezionati a quella possibilità.
E allora nasce una domanda: siamo davvero delusi dalla conclusione oppure siamo stati portati esattamente dove l’autrice voleva condurci?
È rileggendo mentalmente alcuni passaggi che la seconda possibilità diventa particolarmente convincente. Perché ci si accorge che determinati segnali c’erano. Semplicemente, li avevamo interpretati nel modo in cui la storia ci aveva portato a interpretarli.
In un giallo sorprendere il lettore è importante. Più difficile è convincerlo di avere già trovato la verità e lasciargli abbastanza elementi perché, una volta arrivato alla fine, possa voltarsi indietro e domandarsi come abbia fatto a non accorgersene.
Una trappola anche per chi legge
Trappola di ghiaccio mescola mistero, sentimenti, interessi economici, legami familiari e ritorni dal passato senza rinunciare alla componente più classica del giallo: il piacere di formulare ipotesi.
Ma la sua caratteristica più interessante sta forse nel modo in cui utilizza proprio le nostre convinzioni contro di noi. Più crediamo di avere capito, meno sentiamo il bisogno di continuare a dubitare.
E quando arriva il momento di rimettere tutto in discussione, il romanzo ci costringe a riconoscere che avevamo guardato alcuni indizi senza vederli davvero.
Forse la vera riuscita del romanzo sta proprio qui: non siamo soltanto spettatori della trappola. Per un momento, ci siamo caduti anche noi.
Ed è proprio da questa sensazione che vorremmo partire anche in una futura conversazione con Roberta Costantini: capire quanto sia stato intenzionale accompagnare il lettore verso una conclusione apparentemente sicura e quanto la componente sentimentale sia stata utilizzata per farci abbassare la guardia.
→ Scopri e acquista Trappola di ghiaccio di Roberta Costantini
Conosciamo già Roberta Costantini come autrice della rubrica Dentro il Romanzo, dove ci accompagna proprio nel mondo dei suoi gialli. Oggi, però, abbiamo voluto dedicarle uno spazio diverso: non sarà Roberta a raccontarci uno dei suoi romanzi, ma saremo noi a raccontare lei attraverso la recensione di Trappola di ghiaccio.
Scopri di più da Notizie dal Palco - Spettacolo & Cultura
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


