Alex Mari, “Visions”: guardare l’umanità attraverso gli occhi della Terra

Nel secondo singolo che anticipa “Origins”, il melodic e progressive metal diventa il linguaggio di una domanda che riguarda tutti: l’essere umano sarà la cura o la malattia del pianeta?

Ci sono canzoni che raccontano una storia e altre che provano a cambiare il punto dal quale quella storia viene osservata.

Con “Visions”, secondo singolo estratto dal debut album solista Origins, Alex Mari sceglie una prospettiva decisamente ambiziosa: immaginare l’esistenza umana non attraverso gli occhi dell’uomo, ma attraverso quelli della Terra.

Il cantante, autore e musicista rock/metal italiano, già frontman dei Night Pleasure Hotel e dei Barock Project, costruisce così un brano nel quale melodic metal e sensibilità progressive diventano parte di un racconto più ampio, affidato anche alla partecipazione vocale di Valentina Piccinini.

Al centro rimane una domanda tanto semplice nella formulazione quanto complessa nella risposta: l’essere umano sarà la cura o la malattia?

Due voci per una sola coscienza

Il concept di Visions parte dall’immagine della Terra come un’entità multidimensionale, capace di osservare passato, presente e futuro come parti di un unico paesaggio.

Quella coscienza assume due forme, Madre e Padre: differenti, ma inseparabili, come due manifestazioni della stessa entità.

Di fronte a loro c’è un essere umano appena nato, ancora inconsapevole di ciò che lo attende. È a lui che le due voci raccontano la fragilità dell’equilibrio della vita, ma anche quella capacità tutta umana di creare e, allo stesso tempo, distruggere.

Non si tratta quindi semplicemente di un brano dedicato alla salvaguardia del pianeta. Visions allarga la riflessione alla responsabilità delle nostre scelte e prova a osservare l’intera esperienza umana da una prospettiva che supera il singolo individuo.

Quando il concept incontra la musica

Un’idea così articolata avrebbe potuto facilmente appesantire il brano. All’ascolto, invece, Visions riesce a trovare un buon equilibrio tra la complessità del racconto e una componente musicale immediata.

A colpire è innanzitutto la voce di Alex Mari, potente, pulita e particolarmente efficace quando incontra la dimensione melodica del pezzo. La tecnica c’è, ma non diventa mai un esercizio fine a se stesso: la voce rimane al servizio del racconto.

E poi c’è il ritmo.

Nonostante una costruzione che guarda chiaramente al progressive metal, il brano mantiene energia e movimento. Non rimane fermo su un’unica atmosfera e proprio questa continua evoluzione contribuisce a sostenere l’ascolto.

La componente melodica rende inoltre Visions accessibile anche a chi non frequenta abitualmente le forme più complesse del metal: sotto l’architettura progressive rimane infatti una forte attenzione alla melodia, elemento che sembra essere centrale nell’identità musicale di Mari.

Non è casuale: lo stesso Origins viene presentato come un lavoro nel quale le radici rock e metal convivono con atmosfere cinematiche, elementi orchestrali e strutture progressive, mantenendo voce e melodia al centro.

Una canzone che procede per immagini

C’è qualcosa di cinematografico anche in Visions.

Più che limitarsi ad accompagnare il testo, la musica sembra costruire uno spazio nel quale il concept possa prendere forma. I passaggi e i cambi d’intensità restituiscono l’impressione di un racconto che procede per scene, coerentemente con l’idea alla base di Origins, i cui brani sono stati concepiti spesso quasi come sequenze di un film.

In questo senso anche la presenza di Valentina Piccinini acquista un significato che va oltre quello del semplice featuring: la pluralità vocale è funzionale alla rappresentazione di quella dualità di Madre e Padre sulla quale si fonda il racconto.

Ed è forse qui che l’ambizione iniziale del progetto trova la sua forma più convincente: Visions non cerca di dare una risposta definitiva alla domanda che pone.

Preferisce lasciare all’ascoltatore il dubbio.

Dalle “Visions” alle “Origins”

Visions è l’ottava traccia di “Origins”, primo album solista di Alex Mari, atteso in formato digitale il 9 ottobre 2026.

Il progetto nasce recuperando composizioni scritte tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, durante gli anni di O.D.U. e Ophiura. Non si tratta però di una semplice operazione nostalgica: i brani sono stati riarrangiati, registrati nuovamente e reinterpretati alla luce dell’esperienza maturata negli anni.

Prima di Visions era arrivato Resurrection, singolo incentrato sul passaggio dal dolore alla rinascita e primo tassello pubblico del progetto solista.

L’album è stato mixato e masterizzato da Roberto Priori al Pri Studio di Bologna. Alex Mari firma voce, chitarre, basso, tastiere, programmazione e arrangiamenti; alla batteria troviamo Paolo Caridi, mentre Gianluca “Mr. Pisu” Pisanainterviene alla batteria e nel duetto vocale della bonus track Sospiri Ancestrali.

La domanda resta aperta

Se Visions aveva l’obiettivo di anticipare il carattere narrativo e concettuale di Origins, il risultato incuriosisce.

Bella voce, un ritmo capace di sostenere il brano e una componente melodica che non viene sacrificata alla complessità progressive: Alex Mari riesce a mettere la tecnica al servizio di un’idea, anziché utilizzare l’idea come semplice pretesto per mostrare la tecnica.

Ma soprattutto lascia qualcosa dopo l’ascolto.

Perché la domanda sulla quale è costruita Visions non riguarda soltanto il futuro immaginato nella canzone. Riguarda il presente e il modo in cui scegliamo di abitarlo.

Saremo la cura o la malattia?

Forse Visions non vuole rispondere.

Vuole semplicemente ricordarci che la risposta dipende anche da noi.


L’articolo è stato realizzato a partire dal materiale stampa ufficiale e dall’ascolto del singolo “Visions”, rielaborato e contestualizzato dalla redazione.


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