Cari lettori,
questa sera vorrei spendere due parole riguardo a una categoria di attività commerciali in rapida espansione. Come tutti sanno, le piccole librerie stanno lentamente cedendo il passo alle grandi catene distributive. Un fenomeno già noto, complice l’elevato costo degli affitti dei locali e la tendenza del pubblico a preferire le spese nei centri commerciali piuttosto che nei negozi di quartiere. Personalmente ho sempre adorato il contatto diretto con i librai. Entrare in libreria, cercare un titolo o chiedere un consiglio prima di acquistare rappresenta un rituale a cui ancora adesso non riesco a sottrarmi. Ma il mondo cambia e la necessità di ottimizzare i tempi ci rende schiavi di una frenesia che ingloba anche le vecchie abitudini. Ciò nonostante, mi piacerebbe spezzare una lancia a favore di coloro che lavorano all’interno di queste attività. Mi è capitato (nei miei frequenti firmacopie in libreria alla Feltrinelli) di notare quanta capacità e pazienza nascondano questi bravi professionisti, sempre pronti ad accogliere il cliente con un sorriso. Semmai la verità è un’altra. Sempre più di frequente, vedo gente distratta che in libreria gira tra gli scaffali per perdere tempo o all’opposto si presenta con il cellulare in mano dove sono annotati i libri da comprare. Non siamo più propensi all’ascolto, né tantomeno a comunicare con gli altri. In una società dove l’individuo è sostanzialmente solo e alienato dalla tecnologia, i gruppi di lettura rappresentano l’ultimo avamposto di un mondo in declino. Alla fine, preferiamo acquistare il libro proposto da un influencer sui social piuttosto che scambiare un parere con il prossimo. Sto esagerando oppure si tratta di un allarmante segnale di cambiamento?
Roberta Costantini
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