Cari lettori,
stasera parliamo di diritti d’autore. Quando ho cominciato a scrivere, una decina d’anni fa, l’autore come compenso in denaro per la vendita della sua opera prendeva dalla casa editrice fino al 15-20% del prezzo di copertina. Oggi può ritenersi fortunato se arriva al 10% (di solito la quota base si attesta all’8%). Ergo ogni scrittore, a meno che non venda migliaia e migliaia di copie, deve avere un altro lavoro per sostentarsi. Come siamo arrivati a questo punto? E’ presto detto. La distribuzione prende gran parte del guadagno (fino al 60-70%) e quindi all’editore rimane in genere una fetta esigua di denaro che si aggira intorno al 20%. Ciò spiega perché le piccole case editrici chiedano di prassi all’autore (prima della firma del contratto) se sia disposto a autopromuoversi a sue spese, ricorrendo alla pratica ormai usuale della presentazione o del firmacopie in libreria. Nella sostanza la presentazione richiede uno sforzo maggiore nel trovare un nome di richiamo (giornalista, scrittore o comunque vip) che intenda assumersi l’onere di fare le domande quando non si introduca addirittura una terza figura nel ruolo di moderatore. Il firmacopie invece, prevede soltanto la presenza in libreria del malcapitato autore in qualità di “promoter di se stesso”. Di conseguenza al giorno d’oggi, se si vuole vendere qualche copia per farsi conoscere, occorre essere in primis un buon venditore. Cosa che a me sembra abbia poco a che spartire con l’arte di saper scrivere.
Roberta Costantini
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