Cari lettori,
stasera vorrei affrontare un argomento che mi sta particolarmente a cuore: l’autopubblicazione su Amazon. Bisogna riconoscere che per un lungo periodo di tempo il selfpublishing è stato considerato un canale di serie B. Qualunque autore non riuscendo a farsi pubblicare dalle case editrici classiche, ha tentato presto o tardi la via dell’autopubblicazione. Poi all’improvviso, alcuni scrittori sfruttando Amazon KDP sono divenuti noti al grande pubblico (grazie anche allo strumento del Kindle e dello scambio librario digitale). C’è da dire che Amazon ha lanciato questo strumento inizialmente, per arricchire di titoli la propria biblioteca online e invogliare l’acquisto dei clienti con promozioni pubblicitarie mirate. Oggi la realtà è ben diversa. Sebbene anche il Salone del Libro di Torino abbia dovuto piegarsi all’ingresso degli autori in autopubblicazione prevedendo una sezione apposita, Amazon ormai non ha più bisogno di farsi pubblicità. Piuttosto si tratta del contrario. Sono gli scrittori a dover inseguire le logiche degli algoritmi ricorrendo a corsi online (spesso a pagamento) per capire come rendere visibile il loro titolo tra le migliaia di altri presenti sulla piattaforma di Jeff Bezos. In alternativa, si può ricorrere alle costose promozioni che Amazon stesso propone agli autori ed è qui che nasce l’inganno… Praticamente se non si cede al ricatto dell’acquisto dei pacchetti pubblicitari, il libro in questione risulta invisibile. Insomma, è mai possibile che uno scrittore debba investire denaro di tasca propria per la promozione passando ore e ore sul web invece di pensare a svolgere la sua professione? Quanto sarebbe bello se ognuno di noi potesse occuparsi semplicemente di ciò che sa fare meglio. Non siete d’accordo?
Roberta Costantini
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