Cari lettori,
vorrei parlarvi del rapporto che esiste tra autore e social. Ormai (e aggiungerei purtroppo!) ogni aspetto della vita umana viene filtrato attraverso i social. La piazza virtuale è il luogo dove ci si incontra ogni giorno per scambiare opinioni, abitudini, consigli e tutto ciò che ruota attorno alla propria quotidianità. Questa sovresposizione mediatica ha costretto gli scrittori a essere presenti su alcuni social di tendenza tipo Instagram e TikTok (tanto per citare i più noti). Ciò è dovuto al fatto che la maggior parte di essi si autopromuove, dal momento che le case editrici seguono soltanto quelli che fanno vendere migliaia di copie. D’altra parte, per esistere veramente come scrittore bisogna che le informazioni personali siano reperibili sul web con facilità (e se magari, ci scappano anche delle notizie di gossip… ben venga!). Questo porta a chiedermi quanto leggiamo onestamente per amore della lettura e quanto invece, per pura curiosità. Sempre più spesso le case editrici pubblicano storie che non hanno nulla a che vedere con la bravura degli autori (quando non sono addirittura scritte dalla mano sapiente dei ghostwriters), ma con la loro notorietà. Il bisogno perverso di entrare nel privato degli altri sostituisce la vera “fame di conoscenza” che ogni sano lettore dovrebbe avere. Per tale ragione, non sarebbe forse meglio tornare a quando si sceglievano i libri per il valore intrinseco del contenuto?
Roberta Costantini
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