Una nuova analisi condotta con il sistema sperimentale Luminari riapre il dibattito sull’attribuzione del celebre dipinto: secondo i test presentati dal ricercatore Átila Soares da Costa Filho, la compatibilità più alta sarebbe con Giovanni Boltraffio, allievo e contemporaneo di Leonardo.
Il Salvator Mundi, uno dei dipinti più discussi e controversi della storia dell’arte recente, torna al centro dell’attenzione. A riaprire il confronto sulla sua attribuzione è una nuova sperimentazione basata sull’intelligenza artificiale, condotta dal ricercatore e autore brasiliano Átila Soares da Costa Filho attraverso il software Luminari.
Il risultato comunicato dallo studioso non viene presentato come una verità definitiva, ma come un nuovo elemento da affiancare agli strumenti tradizionali dell’expertise: i test avrebbero indicato una probabilità dell’81% a favore di una produzione attribuibile a Giovanni Boltraffio, artista milanese attivo nella cerchia di Leonardo. Lo stesso modello avrebbe inoltre segnalato Leonardo subito dopo Boltraffio tra gli artisti compatibili, suggerendo la possibilità di un suo contributo o di una stretta supervisione.
Un’opera al centro di un lungo dibattito
La storia del Salvator Mundi è segnata da attribuzioni, restauri e discussioni. Il dipinto, a lungo ritenuto perduto e in seguito collegato a Leonardo da Vinci, è stato sottoposto a importanti interventi di restauro. Nel 2017 è diventato celebre in tutto il mondo anche per la cifra raggiunta all’asta da Christie’s: 450 milioni di dollari.
Proprio le condizioni dell’opera e i restauri subiti nel tempo rappresentano uno dei punti più delicati quando si tenta di studiarne l’autorialità. Per questo, secondo quanto riferito nel comunicato, i nuovi test hanno previsto anche una ricostruzione “intelligente” del dipinto precedente agli interventi successivi, con l’obiettivo di limitare l’influenza delle alterazioni introdotte dai restauri.
Luminari e l’analisi attraverso l’intelligenza artificiale
Luminari è descritto come un software sperimentale che utilizza reti neurali e l’incrocio di dati ricavati dalla produzione di un artista per individuare compatibilità nel suo modus operandi. Il progetto è stato aggiornato introducendo, tra gli altri elementi, un bilanciamento del dataset utilizzato nelle fasi di addestramento e test.
Una delle difficoltà affrontate dal sistema riguarda gli artisti dei quali è sopravvissuto un numero limitato di opere: nel caso di Leonardo, il comunicato ricorda che i dipinti universalmente accettati sono soltanto una quindicina. La metodologia punta quindi a lavorare anche quando il materiale disponibile per il confronto è ridotto.

Il risultato: l’ipotesi Boltraffio
Secondo i risultati diffusi, l’analisi del dipinto avrebbe restituito una compatibilità dell’81% con Giovanni Boltraffio. Il dato porta quindi la ricerca a indicare l’artista milanese come candidato principale nell’ambito del modello utilizzato. La presenza del nome di Leonardo immediatamente dopo, senza che ne siano stati divulgati i valori, lascia però aperta l’ipotesi di un intervento o di una supervisione del maestro.
È un passaggio importante soprattutto perché lo stesso Átila Soares invita a non considerare l’intelligenza artificiale come un arbitro assoluto dell’attribuzione. L’IA, nella sua lettura, deve rimanere uno degli strumenti a disposizione degli studiosi, da utilizzare insieme alle altre metodologie di analisi dell’opera.
«Ritengo che tutto ciò che riguarda il lavoro con l’I.A., pur molto rilevante, debba essere inserito nel giusto contesto».
Átila Soares da Costa Filho, dal comunicato stampa
Dal Salvator Mundi allo schermo
La vicenda continua intanto ad attirare anche il mondo dell’audiovisivo. Il comunicato segnala che Sony Pictures ha annunciato una miniserie basata sul documentario The Lost Leonardo del 2021, dedicato alla travagliata storia del dipinto, con Julianne Moore indicata nel ruolo della restauratrice Dianne Modestini.
Tra storia dell’arte, tecnologia, mercato e cinema, il Salvator Mundi continua dunque a sollevare interrogativi. La nuova analisi non chiude il caso dell’attribuzione: aggiunge piuttosto un ulteriore elemento a un dibattito che da anni coinvolge studiosi e pubblico. E forse è proprio questo il punto più interessante: capire fino a che punto l’intelligenza artificiale potrà affiancare, senza sostituirlo, lo sguardo umano nello studio e nell’attribuzione delle opere d’arte.
Articolo realizzato sulla base del comunicato stampa ricevuto. Le conclusioni sull’attribuzione del Salvator Mundi riportate nel testo sono riferite ai risultati della ricerca e del sistema Luminari descritti nel materiale ricevuto e non vengono presentate come attribuzione definitiva dell’opera.
Scopri di più da Notizie dal Palco - Spettacolo & Cultura
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


