MAXNERI, “UNIVERSAL”: un viaggio elettronico tra lingue, voci e atmosfere diverse

Ascoltare UNIVERSAL significa entrare in un percorso che cambia più volte paesaggio. Nel nuovo progetto di MAXNERI si incontrano lingue, voci, ritmi e suggestioni differenti, mentre la componente elettronica rimane una presenza costante e accompagna l’ascoltatore lungo tutte le quindici tracce.

Afro house, melodic techno e synthpop si intrecciano con sonorità mediterranee e con la presenza di strumenti acustici come sitar, oboe, sax, flauto, clarinetto, fisarmonica e ottoni.

Ma è soprattutto la varietà a caratterizzare il progetto. Le voci di Neuma, Nasha, Margot, Leonor ed Élen Virelaccompagnano un album nel quale italiano, inglese, francese, portoghese e spagnolo si alternano insieme al dialetto salentino e a richiami partenopei.

Una pluralità che non rimane soltanto nelle intenzioni dichiarate, ma che emerge progressivamente anche durante l’ascolto.

Un viaggio attraverso atmosfere diverse

È forse questa l’impressione più immediata restituita da UNIVERSAL: quella di un viaggio attraverso atmosfere differenti, tenute insieme da una componente elettronica che rimane presente lungo tutto il percorso.

Cambiano le lingue, le voci e le suggestioni. Alcuni brani privilegiano maggiormente il ritmo e il movimento, altri concedono più spazio alla melodia e alla componente vocale. In particolare, in diversi passaggi in italiano la voce sembra conquistare il primo piano, mentre altrove è la produzione elettronica a imporsi maggiormente.

L’apertura di Pulso Dourado, affidata a Leonor, introduce subito una dimensione ritmica e ballabile. La pulsazione è immediata e richiama un’atmosfera festosa, anche se la sua insistenza può risultare, a tratti, leggermente ripetitiva.

Già con Before the Sunrise, interpretata da Neuma, il paesaggio cambia. L’inizio appare più melodico, prima che la componente elettronica acquisti progressivamente maggiore spazio. A emergere è soprattutto la voce, interessante per timbro e presenza, capace di mantenere una propria identità anche quando la produzione diventa più marcata.

È soltanto l’inizio di un disco che sembra voler cambiare continuamente scenario.

Le voci dentro l’elettronica

Se l’elettronica rappresenta il denominatore comune, sono proprio le voci a contribuire in maniera significativa alla varietà di UNIVERSAL.

La scelta di affidarsi a cinque interpreti differenti permette infatti ai brani di assumere sfumature diverse senza spezzare la continuità complessiva del progetto.

Non tutto, però, funziona con la stessa immediatezza.

In alcuni momenti la formula tende a riproporsi e quella pulsazione elettronica che costituisce l’identità dell’album può generare una sensazione di ripetitività. Accade, per esempio, in Roda Devagar: la ripetizione di alcuni elementi del testo e dell’andamento melodico rende il brano più prevedibile rispetto ad altri episodi del disco.

Ma UNIVERSAL riesce poco dopo a cambiare nuovamente passo.

Con Move Your Body il ritmo e le sonorità acquistano maggiore vivacità, restituendo interesse al percorso proprio dopo uno dei momenti che convincono meno.

Dal Mediterraneo alle suggestioni partenopee

Il viaggio immaginato da MAXNERI non riguarda soltanto le lingue.

Nel corso delle quindici tracce emergono suggestioni che rimandano a identità culturali differenti, inserite all’interno di una cornice contemporanea ed elettronica.

Uno dei momenti più riconoscibili è Cor’e’Mar, interpretata da Nasha, dove affiorano quelle suggestioni partenopee indicate anche nella presentazione del progetto. La cadenza e l’atmosfera evocano la tradizione musicale popolare napoletana, pur inserendosi in un contesto sonoro completamente diverso.

Un richiamo che non rimane isolato.

Con Mo’ sona la festa, affidata a Margot, quelle suggestioni sembrano riaffiorare soprattutto attraverso il ritmo. È come se alcune delle atmosfere incontrate durante il viaggio tornassero successivamente sotto forme differenti, creando piccoli richiami interni tra un brano e l’altro.

Ed è proprio attraverso questi passaggi che la definizione di UNIVERSAL come “atlante sonoro”, utilizzata per presentare il progetto, comincia ad assumere un significato concreto.

Quando basta un’introduzione per cambiare scenario

A rendere interessante il percorso sono anche alcuni dettagli capaci di modificare improvvisamente l’immaginario dell’ascolto.

Le prime note di Don’t Stop Now, interpretata da Nasha, evocano quasi l’atmosfera di un film western, prima che il brano torni a dialogare con l’identità elettronica che attraversa il disco.

Ancora diversa è Far from Here.

Qui è il fischio dell’introduzione a catturare immediatamente l’attenzione, aprendo uno dei momenti più melodici dell’album. La componente elettronica non scompare, ma sembra lasciare maggiore respiro alla melodia.

Ed è forse proprio Far from Here uno dei brani più immediati dell’intero percorso, soprattutto per chi si sente maggiormente vicino a una scrittura melodica rispetto alle forme più marcate dell’elettronica.

Non tutto convince allo stesso modo

Quindici tracce sono un percorso abbastanza lungo e UNIVERSAL non mantiene sempre lo stesso livello di coinvolgimento.

Alcune soluzioni possono risultare ripetitive, soprattutto quando testo, andamento melodico e pulsazione elettronica insistono su formule già incontrate. È il limite di un’identità sonora molto riconoscibile: ciò che tiene insieme il progetto, in alcuni passaggi, rischia anche di renderlo più prevedibile.

Ma sarebbe altrettanto riduttivo fermarsi a questo aspetto.

La varietà promessa dal progetto c’è e si manifesta soprattutto attraverso le voci, le lingue e i cambiamenti d’atmosfera. Non significa che ogni traccia rappresenti una completa rottura con quella precedente: l’elettronica continua a fare da collante e alcune suggestioni ritornano. È proprio all’interno di questa continuità, però, che MAXNERI prova a spostare continuamente il punto di osservazione.

Un viaggio che chiude il cerchio

Arrivati a To the Desert, quindicesima e ultima traccia, si avverte quasi la sensazione di tornare al punto di partenza.

Dopo aver attraversato lingue, voci e atmosfere differenti, riaffiorano elementi che richiamano l’impostazione iniziale del disco. Il viaggio sembra così chiudere idealmente il proprio cerchio.

Ed è probabilmente questa la chiave più adatta per leggere UNIVERSAL.

Non tanto quindici brani da considerare separatamente, quanto un percorso sonoro da attraversare, nel quale l’elettronica rappresenta il terreno comune mentre attorno cambiano paesaggi, lingue e interpreti.

Non tutte le tappe hanno la stessa forza e alcune richiedono probabilmente più di un ascolto per essere assimilate pienamente. Ma il progetto possiede una propria identità e, soprattutto, mantiene fino alla fine l’idea sulla quale sembra essere stato costruito: mettere in comunicazione mondi diversi attraverso la musica.

Forse è proprio questo il significato più interessante del titolo UNIVERSAL: non l’assenza di differenze, ma la possibilità di farle convivere all’interno dello stesso viaggio.


L’articolo è stato realizzato a partire dal materiale stampa ufficiale e dall’ascolto integrale dell’album “UNIVERSAL”, rielaborato e contestualizzato dalla redazione.


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